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Il primo colloquio dallo psicologo: conoscersi

Decidere di varcare la soglia dello studio di uno psicologo è un momento carico di aspettative e, spesso, di una naturale tensione. Prendere il telefono e fissare il primo appuntamento può essere uno dei momenti più difficili dell’intero percorso: "Cosa gli dico? E se non so da dove iniziare? Mi giudicherà? Sarà come nei film, con il lettino e il dottore che scrive in silenzio?"
Se stai cercando uno psicologo a Genova e senti quel misto di curiosità e ansia da inizio, proviamo a fare un po' di chiarezza su cosa accada realmente durante quei primi 50 minuti di incontro.

La relazione psicologo-paziente

Il primo colloquio è l'inizio di un tipo di relazione professionale piuttosto peculiare.
La relazione terapeutica rappresenta infatti un unicum nel panorama degli scambi umani, distanziandosi nettamente sia dai legami affettivi della vita privata sia dalla fredda oggettività del paradigma medico-paziente. Pur essendo fondata su una cornice professionale rigorosa, essa si nutre di una profondità emotiva che scaturisce proprio dalla sua natura asimmetrica: in questo spazio protetto, la condivisione delle informazioni non segue la reciprocità tipica dell'amicizia, poiché il professionista mette da parte il proprio privato per farsi specchio e contenitore del vissuto altrui.

Già soltanto il fatto che il focus sia esclusivamente sulle narrazioni e sul mondo interno di uno dei due partecipanti all’interazione rende la relazione psicologo-paziente profondamente atipica e lontana dai legami della nostra quotidianità. Il professionista offre una presenza partecipe ma silenziosa rispetto al proprio privato, garantendo uno spazio interamente dedicato all'altro.

Anche il fatto che gli incontri avvengano con una certa regolarità, sempre nello stesso luogo e tempo, con un set di regole ben definite in un clima di sospensione del giudizio, rende un percorso psicologico diverso da tutte le altre interazioni sociali. È proprio questo paradosso, l’autenticità dell'incontro umano che si sposa con il rigore del metodo, a rendere il legame clinico una relazione sui generis che può diventare motore di cambiamento.

Il primo incontro

Al pensiero di recarsi da uno psicologo per la prima volta, molte persone temono di non sapere cosa dire e di essere abbandonati a se stessi nel raccontare di sé. Altre ancora potrebbero aspettarsi un’intervista dettagliata ed una sequenza stringente di domande, come può essere la raccolta di dati anamnestici svolta in contesti medici.
In realtà, ogni primo incontro è diverso e frutto irripetibile di quella specifica coppia paziente-professionista.

Sebbene frequentemente possa emergere il timore di non trovare le parole adeguate per esprimere la propria sofferenza o le proprie aspettative, è fondamentale premettere che l'incontro non richiede alcuna preparazione specifica. Tanto nel primo colloquio quanto nell’interezza del percorso, vige un’ampia libertà espressiva: è possibile dar voce agli eventi della quotidianità, a ricordi remoti che riaffiorano con insistenza o a sensazioni ancora prive di una definizione precisa.

Tale apertura è garantita dall'assenza di giudizio che caratterizza il lavoro psicologico e che costituisce una cornice entro cui ogni pensiero ha piena legittimità. La sicurezza del segreto professionale assicura inoltre una riservatezza estrema, permettendo l'esplorazione delle parti più fragili o contraddittorie del sé.

Affrontare un disagio, cercare un significato

Spesso ci si rivolge ad un professionista perché un sintomo (come l'ansia, la tristezza o un’impasse relazionale) è diventato troppo ingombrante. In un approccio attento al profondo, il sintomo non è visto come un guasto da riparare il prima possibile, ma come un messaggio da decifrare.

Durante i primi incontri nel mio studio a Genova, non ci limiteremo a cercare una "tecnica" per mettere a tacere il disagio. Proveremo invece a chiederci: perché proprio ora? Cosa sta cercando di dirmi questa sofferenza?

Cosa accade dopo il primo incontro?

Il primo colloquio è un “conoscersi” reciproco. Al termine della seduta, condivideremo alcune riflessioni su quanto emerso e valuteremo insieme come proseguire. Non riceverai una ricetta pronta, ma inizieremo a tracciare una mappa: un percorso per guardare ai tuoi legami, alla tua storia e ai tuoi desideri con occhi nuovi.

Fare il primo passo a Genova

Se senti che è il momento di dare spazio alla tua voce e di approfondire ciò che stai vivendo, il mio studio a Genova Foce è pronto ad accoglierti.


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